Esperì Risponde

Ecco le risposte alle domande arrivate ad Esperì (gestito dalla Dott.ssa Irene Centonze Pedagogista e dalla Dott.ssa Chiara Aiello Psicologa e Psicoterapeuta)

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(clicca sulla domanda per leggere la risposta)

Da qualche tempo mio figlio di 4 anni, prima di andare a dormire, dice che ha paura del buio e spesso piange, come ci dobbiamo comportare?

Caro papà, partiamo ricordando che la paura fa parte delle nostre emozioni di base, quelle emozioni istintive che ogni essere umano, prima o poi, in varie fasi della crescita, proverà. Ogni bambino, nel corso dello sviluppo, si confronta con qualche paura: il buio, i mostri, l’altezza, i rumori forti, i fulmini.  Provare e riconoscere la paura è un momento fondamentale e di grande crescita per il bambino, che in questo modo si confronta con i propri limiti, i propri confini, la propria forza e la propria capacità di resilienza.

Spesso i genitori pensano di dover scacciare velocemente la paura, come qualcosa di indesiderato e in qualche modo pericoloso per la serenità del proprio bambino. In realtà lo stare dentro all’emozione è quello che è importante: la paura in questo modo diventa utile per sviluppare il coraggio, la consapevolezza di sè, l’autodeterminazione.

Ma come aiutare un bambino a stare dentro la propria emozione? innanzi tutto non spaventandoci… ci sono segnali che possono aiutarci a capire se una paura è fisiologica oppure se può essere un campanello d’allarme. Le paure fisiologiche, come in questo caso, si riferiscono a situazioni e simboli comuni (il buio, l’estraneo, il rumore ecc), si presentano in modo anche molto intenso in momenti specifici (ad esempio prima di andare a dormire), ma non influenzano la quotidianità del bambino (durante il giorno il bambino si comporta normalmente, gioca, partecipa alle attività quotidiane senza essere bloccato dal pensiero fisso sulla paura)

Come possiamo aiutare i nostri bambini a prendere contatto con le proprie emozioni? innanzi tutto non neghiamole, non diciamo mai “Non devi avere paura” “Sei un fifone”, questo porterebbe nel bambino una sensazione di inadeguatezza e di colpa nei confronti di ciò che prova, ma rassicuriamolo sul fatto che la paura è un’emozione normale, che è normale provarla, ma che esistono dei modi per sentirsi al sicuro.

Cerchiamo insieme al nostro bimbo una routine rassicurante (“Può aiutarti se ti leggo una bella storia prima di addormentarti?” “Proviamo a scegliere insieme una piccola lucina da accendere prima di andare a dormire”). Coinvolgete il bambino nella ricerca della propria soluzione personale, non date per scontato che la vostra proposta sia valida, prendete del tempo per ascoltare sospendendo il giudizio, ma ponendo domande aperte per accogliere le risposte “Come ti senti quando hai paura?”, “qual è la cosa più difficile” “C’è qualcosa che di solito ti aiuta a sentirti al sicuro?”.

Molto spesso i bambini hanno in sè tutte le risposte, solo che noi adulti ci dimentichiamo di ascoltarle.

Il mio bambino di 4 anni ogni volta che si fa male dice “Non mi sono fatto niente” e rifiuta la consolazione dell’adulto. Come mai? cosa devo fare?

Questa breve domanda racchiude un tema molto importante. Per dare una risposta completa avremmo bisogno di sapere molti più dettagli: Da quanto lo fa, qual è la vostra reazione di fronte ad una caduta o ad un incidente ecc. Cerchiamo comunque di comprendere quali possono essere i modi in cui un genitore può sbloccare una situazione di questo tipo.

La modalità comunicativa tra adulto e bambino è fondamentale. Dobbiamo ricordare che il bambino molto più che l’adulto coglie non solo il significato letterale, ma soprattutto il messaggio non verbale che accompagna le interazioni. Con non verbale intendiamo tono, espressioni del viso, gesti, movimenti corporei ecc.

In questa situazione è fondamentale che il bimbo venga rassicurato sul fatto che farsi male mentre si gioca è normale e che può capitare, è importante però aiutare il bambino a riconoscere quello che è successo.

Possiamo farlo parlandogli serenamente di quello che abbiamo visto, quindi invece che domandare “Ti sei fatto male?” oppure “Cosa ti sei fatto?” possiamo andare incontro al bambino con un’espressione rassicurante, porci alla sua altezza, cercare un contatto visivo e se il bambino lo accetta anche un abbraccio e possiamo dire, ad esempio, “Ti guardavo giocare e mi sono accorto che correndo hai inciampato, non preoccuparti può succedere, vuoi che mettiamo un po’ d’acqua sul ginocchio sbucciato?”. 

In questo modo non solo aiutiamo il bambino a focalizzarsi su di sé e su quanto successo, ma forniamo una soluzione emotivamente rassicurante, che non sminuisce quello che il bambino sta provando ma che non lo costringe a doversi giustificare rispetto all’accaduto, preoccupandosi più della reazione del genitore che della propria emozione.

Frasi del tipo “Dai su non ti sei fatto niente” oppure “te lo avevo detto di non correre!!” possono inibire il bambino e portarlo a reprimere l’espressione delle proprie emozioni

Spesso a me e mio marito capita con i nostri figli, una bambina di 7 anni ed un bambino di 3 anni, di dire o comportarci in modo completamente opposto quando i nostri figli fanno dei capricci o non ubbidiscono. Io tendo ad essere più comprensiva, lui invece è più autoritario quindi succede che se io dico, dopo un capriccio, -Va bene, adesso che ti sei calmata puoi tornare a giocare- mio marito controbatte dicendo -No! Così non imparerà mai! Ora deve stare in punizione!- Avete qualche consiglio da darci per trovare un giusto compromesso?

Molto spesso capita che una mamma e un papà si approccino ai figli con uno stile educativo differente. Questo perchè ognuno di noi ha ricevuto dai propri genitori un modello educativo e affettivo unico ed individuale. Innanzi tutto sarebbe utile riflettere sul perchè in determinati momenti si attivano in voi particolari ed opposte emozioni e risposte.

Molti dei nostri atteggiamenti da genitori parlano del nostro passato da figli, questo dobbiamo ricordarlo e tenerlo in giusta considerazione.

In queste situazioni il focus dell’attenzione è sul bambino, mentre sarebbe molto utile spostarlo su di sè come persona e come coppia, prendendosi del tempo per chiedersi reciprocamente come ci fa stare una determinata situazione e quali emozioni ci suscita. Per i bambini è molto importante avere una risposta educativa coerente da parte dei genitori, questo perchè il bambino per sperimentare serenità e sicurezza ha bisogno di percepire attorno a sè confini ben definiti. Questo non vuol dire non essere mai in disaccordo! Ma vuol dire che è necessario prendersi del tempo di coppia  per discutere e trovare una strategia educativa comune da portare avanti nei momenti di difficoltà.

Potreste ad esempio concordare in anticipo una risposta che faccia sentire abbastanza comodi entrambi e che vi stimoli a fare dei passi uno verso l’altro, da dare ai vostri figli nelle situazioni che più comunemente vi trovate a fronteggiare.

Due risposte diametralmente opposte potrebbero generare, se prolungate nel tempo, una sensazione di ambivalenza e disorientamento nel bambino. A volte ci dimentichiamo che in situazioni di conflitto educativo è possibile ricorrere alla figura del pedagogista e dello psicologo, che aiutino con un punto di osservazione esterno a trovare soluzioni e strategie che ricreino un equilibrio relazionale tenendo in considerazione l’individualità di ciascuno.

Molti genitori che vengono in consulenza da noi ci portano questa tematica, spesso spaventati dal non riconoscersi più complici e collaboranti. Il messaggio che per noi è importante farvi arrivare è che non esiste un libretto di istruzioni, ma un continuo co-costruire il proprio percorso educativo ed affettivo familiare, senza mai dimenticarsi che prima di essere genitori siamo persone con emozioni, paure, convinzioni che devono essere ascoltate per trasformarsi da barriera a risorsa.

Con mia moglie e le mie due bambine di 2anni e di 6 mesi ci siamo trasferiti per l'estate nella nostra casa al mare. Dalla primo giorno la più grande appena arriva la sera si incupisce, ammutolisce e intristisce. E' attenta ad ogni rumore, anche minimo e lontano, ha paura del buio e chiede continuamente -che cos'è?- riferendosi anche ad oggetti che fanno rumore presenti in casa. Siamo preoccupati, cosa le sta succedendo?

Caro papà, non essere così preoccupato! Quello che sta succedendo a tua figlia è molto comune in tutti i bambini, specialmente nella fascia di età della tua. Cambiare contesto può essere difficile anche se la ragione è bella e piacevole come una vacanza tutti insieme. Questo perchè i bimbi sono molto legati a ritmi, routine e punti di riferimento che si costruiscono all’interno dei luoghi che vivono nella quotidianità (quel colore delle pareti, il suono del campanello, i rumori esterni, alcuni oggetti ecc). Non ritrovarli o trovarli differenti da come ci si aspetta può lasciare i bimbi un po’ spaesati, reticenti o in allerta. Quello che sta facendo la tua bambina con le sue continue domande è di ricostruirsi una mappa rassicurante con punti di riferimento conosciuti ed acquisiti. Lasciatele tutto il tempo di cui ha bisogno per stare in questo lavoro di ricostruzione, senza preoccuparvi e senza richiederle un altro tipo di reazione o comportamento (“Dai! non devi avere paura!” “Non è niente”). Potete aiutarla rassicurandola, rispondendo con oggettività alle sue domande (ad esempio “Che cos’è questo rumore” richiede una risposta oggettiva “E’ il ventilatore che girando e muovendo l’aria fa questo suono” e non “Non è niente non preoccuparti”) ed eventualmente, se ne avete la possibilità, portare da casa qualcosa a cui la bimba è particolarmente legata (non solo giochi, ma ad esempio le sue lenzuola preferite, la sua tazza della colazione ecc.). Tutto il resto seguirà il normale processo di ambientamento che la vostra bimba ha già in autonomia iniziato.

Ciao Esperì, sono diventata mamma da poco, la mia bimba ha 3 settimane. Ho qualche dubbio sui ritmi del sonno veglia. E' vero che bisogna abituarli già così piccoli a percepire la differenza tra il giorno e la notte? Mi hanno consigliato di cambiare posto per la nanna a seconda che sia giorno o notte e di lasciare tutto illuminato durante i sonnellini diurni.

Cara neomamma innanzi tutto auguri per questo nuovo arrivo! La domanda che ci fai è molto interessante e ci da la possibilità di parlare di una cosa che ci sta molto a cuore. Devi sapere che gli ultimi studi sull’epoca prenatale ed immediatamente post partum hanno evidenziato come, per completare lo sviluppo del feto prima e del neonato poi, siano necessari i 9 mesi di gestazione, più altri 3 mesi di esogestazione, ovvero un periodo nel quale il bambino è già nel mondo, fuori dalla pancia della mamma, ma si percepisce ancora un tutt’uno con essa ed ha bisogno della gradualità, della delicatezza e della rassicurazione delle sensazioni che provava nell’utero. Per questo la tua bimba è ancora molto piccola per poter parlare di “dare abitudini” “insegnare” ecc ed anche per capire il concetto di cui parli, ovvero dell’alternanza giorno notte. Sappiamo bene che un neonato richiede tantissime energie alla mamma e al papà, spesso la mancanza di sonno può far sentire tanta stanchezza e si vorrebbe trovare subito una soluzione o un metodo che porti il bambino a dormire tutta la notte senza risvegli, ma se stiamo in contatto con i bisogni del bambino ci accorgiamo che questa richiesta non può essere esaudita, perchè prima di poter fare questo il neonato ha bisogno di sperimentare i propri bisogni fisiologici. Quindi cara mamma tieni duro! Arriverà anche il momento per le routine del sonno, ma adesso è ancora troppo presto. Se sei stanca prova a stabilire dei turni con tuo marito o con qualcuno che possa aiutarti a riposare. Segui tu i ritmi della tua bimba e se puoi dormi insieme a lei, ricordati che quello che state attraversando è un momento evolutivo normalissimo e molto importante.

Buongiorno Esperì, mia figlia di 6 anni ha da molto tempo un amico immaginario con cui parla spesso e con cui gioca quando è da sola. Questa cosa mi fa un po' preoccupare. Secondo voi dovrei contattare uno specialista?

Buongiorno a te. L’amico immaginario è una presenza molto comune nei bambini piccoli e che spesso li continua ad accompagnare anche in età scolare (6-7 anni). Questo non deve assolutamente spaventarti, il mondo immaginario del bambino non ha un confine netto come accade per noi adulti (e per fortuna!), ma travalica nel mondo reale. Queste due dimensioni sono costantemente in comunicazione e si influenzano vicendevolmente, consentendo al bambino di sperimentarsi, apprendere e rafforzare la propria immagine di sè. Molto spesso si tende a pensare che i bimbi che hanno un amico immaginario siano bambini che soffrono la solitudine, ma questo non è mai stato confermato da nessuna ricerca! Anzi, da alcune ricerche emerge che i bambini più piccoli che hanno un amico immaginario tendono ad essere meno timidi, più empatici e più in grado di coinvolgere i coetanei nei momenti di gioco. Quindi cosa fare con l’amico immaginario di tua figlia? Utilizzalo come un prezioso strumento per conoscere meglio tua figlia. Facendo domande su di lui otterrai informazioni sulle sue preoccupazioni, i suoi desideri e la sua visione del mondo. Spesso gli amici immaginari sono delle estensioni del proprio sè oppure dei mezzi per poter esprimere anche i sentimenti e le emozioni più difficili (rabbia, gelosia, frustrazione).

Buongiorno, mi chiedevo quando fosse giusto forzare l'eliminazione del ciuccio. Mia figlia di 3 anni lo usa solo per dormire il pomeriggio e la notte. Ho tentato pensando fosse pronta a toglierglielo nel riposo pomeridiano ed è stato drammatico...urla pianti (non è mai stata capricciosa) non volevo demordere e quindi per alcuni pomeriggi non dormiva più....e quindi glielo ho ridato...adesso mi domando devo comunque tra poco ritentare e forzare anche se non dormisse più? oppure come procedo?

Cara mamma, il tema del ciuccio è sempre molto dibattuto. Darlo o non darlo, quando è meglio toglierlo, e se prende il vizio… Partiamo col dire che l’istinto della suzione è un istinto innato nel bambino, che risponde ad esigenze fisiologiche di nutrimento, ma anche di contatto. Crescendo cambiano i bisogni e la suzione assume un ruolo consolatorio e di gestione dello stress e delle emozioni, infatti i bambini piccoli non hanno sufficienti strategie cognitive per affrontare le proprie paure ed utilizzano mediatori alla loro portata e che sentono familiari come il ciuccio, il dito, il pupazzo inseparabile… A 3 anni è importante accompagnare e sostenere i bambini nella ricerca di altre modalità consolatorie (solitamente è questo il bisogno che spinge la richiesta del ciuccio nei momenti del riposo) che li aiutino a rilassarsi e ad abbandonarsi al sonno. In questo caso probabilmente la sua bambina ha stabilito un attaccamento all’oggetto inserendolo in un rituale di addormentamento ben preciso. Per questo il passaggio dal dormire con il ciuccio a quello senza deve essere graduale. Per arrivare all’abbandono di questo oggetto transizionale è necessaria l’introduzione di un rituale rassicurante e che risponda ai bisogni della sua bambina che sta crescendo e che prenda piano piano il posto che per 3 anni è stato riservato il ciuccio. Perché accada questo c’è bisogno di un momento in cui i due rituali coesistano. Come trovare questo nuovo rituale? Solo lei può saperlo: ogni bambino è unico ed esprime bisogni personali, è quindi necessario che lei attinga alla profonda conoscenza del mondo emotivo della sua bambina e le proponga una routine che favorisca il suo rilassamento. Alcuni bambini si abbandonano più facilmente al sonno ascoltando una musica rilassante, altri richiedono un contatto fisico più intenso con il genitore (carezze, abbracci), altri si addormentano con la voce che racconta una storia, ogni bimbo è un mondo a sé. Oltre a questo è molto importante preparare la bimba al distacco anche attraverso alcune letture che, grazie all’immedesimazione, possono aiutarla a elaborare con gradualità  il pensiero del saluto al ciuccio, non dimenticandosi che l’atto concreto di separazione perchè sia efficace e non lasci strascichi emotivi deve essere consensuale ed effettuato in prima persona dalla bambina.

Tra i tanti libri sull’argomento gliene consigliamo alcuni:

  • Il ciuccio di Nina di Christine Naumann-Villemin
  • Lo vuoi il mio ciuccio? di Biagio Bagini, Marcella Moia
  • Il mio ciuccio per te di Emanuela Nava
  • Anch’io voglio il ciuccio! di Lindgren, Landström

Sono la mamma di un bimbo di poco più di due anni. Da qualche mese ho un piccolo grattacapo: mio figlio si comporta in maniera nettamente diversa se è presente anche suo padre. Diventa molto più capriccioso e io non posso fare nulla: deve fare tutto il papà, dal vestirlo a lavargli le manine o mettere le scarpe per uscire. Se provo ad aiutare si arrabbia moltissimo e piange a volte addirittura mi dice di andare tua. Perché fa così? Può essere che passando la maggior parte del tempo con me voglia recuperare gli attimi persi con il suo papà?

Cara mamma, la tua domanda è molto interessante e ne fa nascere qualcuna anche a me: Come mai questa situazione genera in te un grattacapo? Da dove nasce la tua preoccupazione? Cosa temi possa succedere o cosa ti infastidisce? Il comportamento del tuo bambino mi sembra fisiologico sia in termini “evolutivi” sia in termini relazionali. In termini evolutivi perchè mano a mano che cresce il rapporto di simbiosi con la madre si destruttura, il bambino si percepisce sempre più chiaramente un individuo distinto, sperimenta più chiaramente desideri tutti suoi e per questo li persegue con più caparbietà, si apre sempre di più e con fiducia al mondo ed alle persone che fanno parte del suo, papà in primis. Questo, a livello relazionale, fa sì che, anche se in maniera ancora poco pianificato, manifesti il desiderio di tempo esclusivo con altri che non siano la sua mamma. Il tuo bambino è in una fase in cui il suo cervello è ancora tutto dominato dalle emozioni e dagli impulsi e quella razionalizzazione propria di noi adulti (“Può essere che passando la maggior parte del tempo con me voglia recuperare gli attimi persi con il suo papà?”) è ancora distante. Ma la tua è un’ottima intuizione. L’intenzione del tuo bambino non è quella di “recuperare”, perchè è un concetto ancora troppo articolato per lui che vive nel “qui e ora”, ma il suo comportamento nasce da un bisogno che tu hai riconosciuto pienamente ovvero quello di stare con papà in un tempo esclusivo. Per una mamma questo passaggio, dopo tanto tempo passato “al centro” del mondo del proprio bambino, può essere difficoltoso e generare qualche tristezza e qualche frustrazione, ma è, per il tuo bimbo, un percorso necessario verso l’autonomia e verso la costruzione del proprio sé. Quando il tuo bimbo rifiuta l’aiuto non sta rifiutando te, ma sta solo autoaffermando il suo bisogno di papà. Prova ad immaginare che lui ti stia dicendo “Mamma ti voglio immensamente bene, ho sempre tanto bisogno di te, ma questa cosa vorrei farla solo con il mio papà”. Vedrai che più lascerai spazio a questa interazione a due più si ridurranno le manifestazioni di rabbia e frustrazione del tuo bambino. Se proprio è necessario intervenire chiedi sempre “permesso” quando ti aggiungi alla loro interazione (“Guarda che bello, papà ti ta vestendo, posso aiutarti con i calzini?” e se lui risponde no prova a lasciare spazio con un bel sorriso) Cercate poi cose da fare tutti e tre insieme nel piacere. Per esempio mentre papà coccola il vostro bimbo tenendolo in braccio tu puoi leggergli una fiaba, oppure con un po’ di musica potete ballare o suonare strumenti musicali tutti insieme, con i cubi potete costruire tutti insieme una torre e, lasciare che il vostro bimbo se lo desidera la butti giù per poi ricostruirla di nuovo tutti insieme. Il tuo bambino sta crescendo e manifestando il bisogno dell’altro, rafforza e rende più consapevole il bisogno che ha di te, perchè più l’attaccamento a te è sicuro più il tuo bimbo può manifestare serenamente il desiderio di allontanarsi un po’, per poi ritornare al sicuro tra le tue braccia.